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lunedì, maggio 19, 2008
Ieri si è disputata la 13a edizione della Marcia di Chiavari. Dopo aver fantasticato di partecipazioni ad eventi sportivi in ogni parte d'italia ed anche in Europa, cosa che poi non mi riesce per vari motivi, mi son detto che sarebbe stato un non senso non partecipare ad un evento organizzato proprio nella città dove vivo.
Ero un po' timoroso di non essere in condizione di portarla a termine. Si, è vero, ci si può ritirare senza problemi. Se non ce la faccio più mi fermo e me ne torno a casa, mi son detto. Ma so benissimo che una cosa del genere mi peserebbe moltissimo. In fondo sono undici kilometri e mezzo di corsa. Alcuni dei quali in salita. Ed io in salita credo di aver corso molto poco. Quasi nulla. Corro in piano. Neanche in discesa. Comunque sia, ieri mattina mi sono alzato e son andato comunque. Per tranquillizzarmi, me la sono raccontata. Si, faccio di queste cose. Mi sono alzato e mi son detto: vado a vedere chi c'è poi decido. In ritardo sulla tabella di marcia che mi ero immaginato, vado alla volta di piazza mazzini. Sosta bancomat e poi arrivo in piazza. Tanta gente che si prepara, e l'arco gonfiabile ad indicare l'arrivo. Molto scenico. Sotto un porticato il raggruppamento di gente che si iscrive. Beh, sono arrivato fino a qui, mi iscrivo anch'io. Riconosco tanta gente. Molta della quale non immaginavo corresse. Molti gli atleti seri, quelli che si allenano con metodo e dedizione. Che arrivano che le tute sociali. Che fanno stretching e riscaldamento prima di partire. In alcuni momenti della mia vita sono così anch'io. In questo caso anch'io ne ho approfittato per stretchiarmi un po'. Tra gli altri ho incontrato un ragazzo dei tempi del body center che di tanto in tanto rivedo. Lo trovo in forma come sempre. Tonico e massiccio. E sempre sorridente. Incontro moglie e figlia di un mio caro amico. Ha un che di tranquillizzante incontrare volti conosciuti. E poi in lontananza, mentre sono immerso nella calca dell'iscrizione, intravedo krizz. Si chiacchera un po', ci si guarda in giro. Ci si posiziona per la partenza. Partenza, folla lungo viale arata, pioggerella che poi si trasforma in pioggia. Tanta gente, tanti colori, tanti modi di interpretare il correre. L'acqua in faccia, le gocce sulle labbra. L'antico divertimento del prendere le pozze in pieno. Il fregarsene di essere completamente zuppi. La lunga scia di persone in passeggiata. Il lungo entella, la gente che ci guarda incuriosita. L'operatore di una televisione locale che spunta con regolarità per riprenderci. Una mamma con le sue due figlie che in pigiama ci salutano dalla porta di casa. La deviazione verso la collina. La salita, dove comincia la vera impresa. La casa di lello. Si continua a salire. La salita che diventa più ardua. Io che l'affronto camminando. A passo sostenuto. Il susseguirsi dei tornantini. Le persone che si vedono più sotto. La casa con terrazzo da favola e stupenda vista mare. Il ristoro che sottolinea la fine della salita. La discesa. Il correre su sentiero scivoloso. La vista panoramica su chiavari. Le persone che presidiano ogni bivio importante. La discesa su scalini. Il saltellare sulla parte erbosa per non scivolare. Ancora discesa, su asfalto. La strana sensazione di lasciarsi andare. Il passaggio su sentierino conosciuto, che sbuca in via santa chiara. Il pensiero di averne ancora, di poter fare una volata finale. La fregatura del passaggio in circonvalla. La discesa finale verso il caruggio. L'ebrezza di lasciarsi andare, la paura che le scarpe non tengano sul bagnato. La gente che ci guarda arrivare. Il tratto che porta all'arrivo, in caruggio. L'allungo finale. L'entrata in piazza con l'arrivo gonfiabile. E' fatta. Credevo peggio. martedì, gennaio 08, 2008
Per ora è un esperimento. Sono stato colpito da una suggestione, come con il pattinaggio. Ho visto due ragazzi che viaggiavano con maestria ed eleganza sull'acqua a bordo di un imbarcazione a remi. Ho realizzato che tale attività si svolge anche nella mia città e a quanto mi dicono da parecchi anni (ma io l'ho realizzato solamente poco dopo natale). Sono terribilmente attratto da attività che apparentemente sembrano monotone (pattinaggio, ciclismo, sci di fondo, skiroll, canottaggio), ma che in realtà nascondono una lenta e meticolosa preparazione nella quale la parte 'condizionale' (resistenza, forza, capacità aerobica) è importante ma non fa la differenza perchè la differenza la fa la modulazione del gesto tecnico. Quel gesto tecnico che quando ben eseguito ti fa apparire leggiadro, come se non risentissi della fatica.
Mi son presentato alla palestra. La prima impressione è stata leggermente inquietante. Mi sembrava di essere entrato in una palestra di pugilato vecchio stile. Tipo quella di Rocky. Mi ha ricordato quella della pesistica, di canzio. Dove la maggior parte degli attrezzi se li erano preparati da soli e gli unici attrezzi regolamentari erano i bilancieri olimpionici. Qui gli attrezzi di punta (che sono anche quelli più specifici) sono i remoergometri. Attrezzi che permettono di simulare in maniera molto verosimile il gesto atletico della voga. La gente è simpatica. Molto disponibile. Molto motivata. C'è una ragazza come allenatrice. Molto carina. Con degli occhi azzurri stupendi. Limpidi. Gentili. Mi ha illustrato quello che mi aspetta e mi ha messo al remoergometro. Ho così avuto modo di provare a vogare. Per ora sono decisamente legnoso, poco coordinato e ho scoperto che tengo una spalla più bassa dell'altra. La destra. Però mi sono divertito. Spero di riuscire a migliorare il gesto tecnico nei prossimi tre mesi, in modo da riuscire ad affrontare le prime uscite in mare in maniera decorosa. Si allenano tre volte a settimana, con una certa flessibilità di orario. Ho remato per una mezzora. Alla fine avevo la sensazione di avere la schiena gonfia, direi quasi ipertrofica. Ma era pura suggestione. Come sono ridotto! Però il fiato ha tenuto bene. Certo, la resistenza alla remata era al minimo. Ecco un interessante 'Conoscere il canottaggio' trovato in rete. mercoledì, aprile 04, 2007
Sono interessato alla corretta misura del telaio per una bici da corsa.
giovedì, giugno 01, 2006
Piazzale, camere, colazione, cambio lenzuola, biciclette, area di sosta, viaggiatori itineranti, ospitalità, sole, veranda, chiacchere, gente, bucato steso, riparazioni, pezzi di ricambio, area campeggio, bambini che giocano, te verde, tendone, sediole, giovialità, area di scambio e d'incontro.
Tutte queste parole cercano di riassumere e delineare una visione. Un posto dove vivere, dove lavorare, dove essere. Essere nel senso di manifestarsi. Manifestarsi nel senso di trovare un proprio posto, un proprio senso. Perché proprio oggi queste parole io le vedo, le sento, le annuso. E nel guardare questa visione non riesco a non commuovermi. martedì, marzo 14, 2006
A partire da questa proposta di Zeppelin mi é venuta in mente una possibile variante da farsi con i pattini ai piedi. Si raggiunge Bolzano o Trento con il treno. Si percorre la pista ciclabile della Valle dell'Adige fino a Rovereto. Si pernotta al locale ostello. E il giorno dopo si visita questa mostra al MaRT. Una volta conclusa la visita si torna serenamente a Milano col trenino.
martedì, novembre 22, 2005
Vagando su internet alla ricerca di non so bene cosa, ho trovato un sacco di siti interessanti. In primis, il sito di Barry Publow, pattinatore canadese di livello internazionale, che ha trovato il modo di guadagnarsi da vivere rimanendo vicino alle cose che lo appassionano. Il tipo in questione ha fondato una societá, la Breakaway Sports Group, che si occupa di allenamento e perfezionamento per pattinatori di ogni livello. Organizza dei camp di perfezionamento di un week-end, pubblica dispense e dvd divulgativi inerenti a queste esperienze, realizza piani di allenamento personalizzati. E riesce anche a partecipare con continuitá a gare su inline e su ghiaccio. Poi sono passato dalla Libreria dello Sport in attesa di visitare il punto vendita milanese, non appena il mio bancomat otterrá nuovamente la disponibilitá di spesa (se ne parla a dicembre). Dal questo sito sono approdato alla rivista di educazione fisica e sport mobile nella quale ho trovato interessanti documenti in formato pdf. Poi dall'editore Carzetti e Mariucci, sulla rivista americana Race & Roll Skating Magazine, sul forum di Speedskating.com. Da qui al sito di un team svedese: il Stockholm Speedskaters. E ho anche visitato il sito della Powerslide. E' possibile scaricare il catalogo 2006. Supendo! Quante cose interessanti, quanti spunti, quanti filmini che mi son fatto.
giovedì, aprile 28, 2005
Martedi ero contento nonostante il rientro al lavoro dopo quattro giorni di riposo - riposo bagnato, riposo fortunato. Per l'allenamento della sera. Giá, ero contento per quello. Dopo una giornata iniziata con tre ore di coda in auto e continuata, lavorativamente parlando, in maniera tutto sommato tranquilla, arriva l'agognato momento. Dopo un inizio promettente con una buona performance nei giri di corsa, si verifica un incidente durante la parte iniziale della fase cardine della seduta di allenamento. Ogni analisi a posteriori non sará in grado di dare conforto e giustificazione per quanto accaduto, ma arriviamo al dunque. La fase cardine della seduta di allemento era costituita da una serie piramidale costituita da un giro piccolo e due giri grandi a 42 per 3 volte per passare ad uno piccolo e due grandi a 40 per 2 volte, a 38 per una volta, a 40 per 2 volte, a 42 per 3, a 38 per una. In totale un discreto numero di giri ed un lavoro qualitativamente elevato.Terza serie da 42, nella fase a salire, in testa al gruppo costituito da quattro persone. In uscita dalla curva del giro piccolo la gamba destra non spinge a dovere, si apre ed io non riesco a recuperare né a mettere la sinistra a supporto. Sembra quasi che il tutto sia attribuibile ad un cedimento del ginocchio destro, dei legamenti del povero ginocchio. Risultato: cado rovinosamente su asfalto a circa 28 km/h, rotolando sulla destra, evitando in questo modo di coinvolgere i miei compagni in un tragico filotto. Ferita lacero-contusa al ginocchio destro con strisciata sul tibiale destro. Tre ferite da sfregamento su gomito destro, una su gomito sinistro, una su mignolo della mano destra, una sulla schiena - incredibile. Oltre a questo, il body nuovo bucato - sulla schiena - e la maglietta sotto al body bucata anch'essa - sulla schiena. La rottura di palle di accadimenti del genere é che le ferite bruciano di piú nei giorni a seguire. Inoltre lo sfregamento con gli indumenti non aiuta di certo la guarigione. Oggi, oltre al dolore da sfregamento, il ginocchio mi fa male per la contusione. Ed in questo scenario nel quale il corpo é stato relativamente martoriato, la ferita piú profonda l'ha subita il mio amor proprio. L'adirarsi per l'accaduto fa posto alla delusione. La troppa confidenza - nei propri mezzi - fa perdere la riverenza - la giusta concentrazione.
martedì, marzo 15, 2005
Fortunoso o fortuito? Indagheró. Domenica, intorno all'una .. una e mezza. Da un cassonetto dell'immondizia, sulla strada, spunta una bicicletta. Sono in auto con e e con m. Un trio che é tutto un programma. Guardo m e gli dico di aver visto una bici spuntare da un cassonetto. Sto proseguendo e nel frattempo penso che potrei fermarmi a raccogliere il cadavere. Ma continuo. Come ad attendere una conferma a questa mia stramba - neanche poi tanto - idea. Ed da m ricevo quello che aspettavo. Faccio il giro dell'isolato e mi fermo vicino al luogo del ritrovamento. Estraiamo una bicicletta, intera. Copertoni rovinati e sgonfi, ma per il resto funzionante. Sporca, unta ed abbandonata. Ha un manubrio di quelli corti. Da cittá. Che andavano una quindicina di anni fa, prima di essere soppiantati da quelli da passeggio delle city bike o da quelli dritti e piú larghi delle mtb. Il telaio potrebbe essere da corsa, la forcella é decisamente ricurva. Ed un particolare sopra a tutti mi colpisce. Ha i forcellini posteriori orizzontali. Ne potrebbe uscire una fixa. Sono entusiasta. Ed e me lo legge negli occhi. Ora parto da qui per completare l'opera e provare l'ebrezza della rotafixa. Perché é una cosa che mi affascina da parecchio. Davanti a quel cassonetto c'erano tre persone entusiaste. Una vedeva un gioiello guardando un rottame. Una vedeva un giocattolo in quel rottame. Ed una vedeva due bambini davanti ad un rottame e sembrava contenta nel guardarli. martedì, febbraio 22, 2005
Girare in città é come girare sul velodromo: non sono ammessi cali di concentrazione e teste tra le nuvole, bisogna avere in ogni momento un preciso quadro della situazione riguardo a tutto quello che sta succedendo intorno al ciclista per un raggio di parecchi secondi e bisogna coltivare una presenza nel momento tale da trasformare qualsiasi imprevisto in evento prevedibile attorno al quale scorrere in modo fluido e preciso. Il resto é disponibile qui. lunedì, febbraio 07, 2005
La settimana appena conclusa é stata caratterizzata da ben quattro allenamenti. Quelli canonici il martedi, mercoledi e giovedi ed uno fuori programma la domenica mattina. Quello di domenica é stato veramente divertente anche se faticoso. C'erano anche alcuni ragazzi del Cantú conosciuti al raduno invernale che si stanno preparando per gli indoor della prossima settimana. Ed é stato veramente bello allenarsi tutti insieme. Anche se nei giri tirati sono sempre l'ultimo, almeno in quelli di riscaldamento ora riesco a rimanere in gruppo. E la cosa mi riempie di gioia. Perché riesco a rimanere in formazione con loro. Come nella foto che ho messo a sinistra. Ed é una sensazione bellissima. Mi ricorda molto lo stare in scia con la bicicletta quando si esce in gruppo con gli amici. Ma é ancora piú ravvicinato. Ci si riesce a parlare quasi sottovoce. Si é quasi un tutt'uno. Un serpentone di persone che pattinano allo stesso ritmo. Ed é stupendo riuscire a rimanere in questo gruppo. Muoversi tutti insieme come legati da un invisibile filo. Seguire le stesse traiettorie. E' una cosa impagabile. Sudore e fatica non sono nulla in confronto all'emozione che se ne ricava. |
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Una nave in porto é al sicuro, ma non é per questo che é stata costruita ..
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