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mercoledì, novembre 30, 2005
Ho la sensazione di essere preso in giro. Da mia madre, dalla mia ex-moglie, dall'avvocato che dovrebbe rappresentare i miei interessi. Questo mi conduce ad una serie di quesiti: ho manie di persecuzione? o semplicemente non sono capace a gestire la mia vita? sono logorato da questa situazione, ma sembra che uscirne in maniera dignitosa (quantomeno dal mio punto di vista) sia molto difficile. Mantenere i contatti con un figlio é cosí oneroso? e non parlo dal punto di vista finanziario. Per quanto ancora mi devo puppare queste menate? Sono io che permetto tutto questo? Mi aspetto troppo dalle situazioni, dalle persone, da me stesso? Mi devo accontentare di barcamenarmi? Ho proprio bisogno di tutto quello che credo mi sia necessario? Ho bisogno di capire dove voglio andare. Questo é il periodo giusto.
lunedì, novembre 28, 2005
Si parlava di arteterapia. Alla domanda di cosa si trattasse, mi é stato risposto che era troppo lungo da spiegare al telefono. Ne avremmo parlato in serata. Ma io sono impaziente e quindi vado a cercare nel calderone. Trovo un quantitativo enorme di materiale. Scelgo questo articolo, mentre tra le tante opzioni mi compare anche teatroterapia. Allora mi sovviene un discorso fatto con laura. "Terapia panica" é la parola chiave del discorso. E cerco anche quella. Jodorowsky é il collegamento con quella parola. Un libro sui tarocchi di Jodorowsky gira per casa. Mi incuriosisce, ma lo sta leggendo e. Mentre il consiglio di laura mi porta alla scheda di un libro: "Psicomagia - Una terapia panica" di Alejandro Jodorowsky. Mi sa che lo compro stasera. Girovagando passo anche dalla sezione "Metodologia & Didattica" di Educazione&Scuola. Me lo segno, ci torneró prossimamente. Sono passato anche da qui: "La Nuova Metodologia", traduzione a cura di Marco Papacchini (inquietante la sua foto: sembra quella di un modello per una pubblicitá di Mediobanca) di un articolo sulle Metodologie Agili (ma qui si parla di sviluppo software).
venerdì, novembre 25, 2005
Mi sono svegliato nel cuore della notte. Senza apparente motivo. Non per pipí, non per sete, non per incubi, non per sudata a causa di cena pesante. Non so che ore fossero. So che da quel momento in poi ho dormito a tratti. Mantenendo gli occhi chiusi. Cercando conforto nel calore del piumone. Cercando rifugio nel contatto con e. Ma per quanto mi attaccassi a lei, sembrava sfuggirmi. Tanto che ad un certo punto tra noi c'era uno spazio tale che ci avrebbe potuto dormire un'altra persona. Per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare di notti come questa. Ho sempre trovato nel sonno un rifugio. Un momento di stacco, di decantazione. Per affrontare il giorno successivo con rinnovato vigore. Una sorta di lago nero nel quale immergermi per ritrovare le forze, per risolvere i dilemmi, per trovare le soluzioni. Ma questo senso di angoscia che mi opprime il cuore sembra non volermi abbandonare. Sembra volermi tenere sveglio. E' come un peso sul torace. Che mi rende difficile respirare. Che mi rende fiacco. Che prosciuga la mia forza vitale. Mi manca m, mi manca il prendermi cura di lui. Mi manca il portarlo a scuola. Anche se va a scuola da solo e si fa accompagnare solo quando scendo a trovarlo. Mi pesa la situazione nella quale mi trovo. Mi pesa il fatto che m non possa venire a stare da me. Ho voglia di stare con lui, ma non mi sento di vedere le persone che gli fanno da contorno. Mi pesa questa inesorabile routine. Stessi orari, stessi posti, stesso ambiente. Mi pesa il vedere e solo la sera, quando siamo stanchi. Mi pesa quando sviene dal sonno. E mi rendo conto che per gli orari che facciamo non puó essere altrimenti. Ma non riesco a capire come uscire da questo pantano. Avrebbe senso tornare da m. Trovarmi un lavoricchio in riviera. Magari tornare a fare quello che facevo prima. Pendolando in treno. Ma questo vorrebbe dire allontanarsi da e. E non lo voglio. Mi piacerebbe viveve tutti e tre sotto lo stesso tetto. E nonostante mi piaccia illudermi che questo possa accadere, mi sembra un'utopia. E questa cosa mi getta nello sconforto.
martedì, novembre 22, 2005
Vagando su internet alla ricerca di non so bene cosa, ho trovato un sacco di siti interessanti. In primis, il sito di Barry Publow, pattinatore canadese di livello internazionale, che ha trovato il modo di guadagnarsi da vivere rimanendo vicino alle cose che lo appassionano. Il tipo in questione ha fondato una societá, la Breakaway Sports Group, che si occupa di allenamento e perfezionamento per pattinatori di ogni livello. Organizza dei camp di perfezionamento di un week-end, pubblica dispense e dvd divulgativi inerenti a queste esperienze, realizza piani di allenamento personalizzati. E riesce anche a partecipare con continuitá a gare su inline e su ghiaccio. Poi sono passato dalla Libreria dello Sport in attesa di visitare il punto vendita milanese, non appena il mio bancomat otterrá nuovamente la disponibilitá di spesa (se ne parla a dicembre). Dal questo sito sono approdato alla rivista di educazione fisica e sport mobile nella quale ho trovato interessanti documenti in formato pdf. Poi dall'editore Carzetti e Mariucci, sulla rivista americana Race & Roll Skating Magazine, sul forum di Speedskating.com. Da qui al sito di un team svedese: il Stockholm Speedskaters. E ho anche visitato il sito della Powerslide. E' possibile scaricare il catalogo 2006. Supendo! Quante cose interessanti, quanti spunti, quanti filmini che mi son fatto.
Gli ultimi due mesi non sono stati eccessivamente illuminati. Molti sono i dubbi e le domande che si accalcano nella mia mente. Ma siccome sono fatto strano, dopo un po' mi rompo le balle a rimanere stretto tra dubbi irrisolti e domande che non trovano risposte. E prevale la voglia di fare, di sperimentare, di provare cose nuove, di muoversi in qualche direzione. Tante sono le cose che vorrei fare. Il tempo a disposizione, ma soprattutto le risorse economiche piuttosto scarse minano molti miei propositi. Esiste una dualitá in me che mi mantiene in uno stato di grazia tramite un delicato equilibrio che in quest'ultimo periodo si é incrinato. E si vede. Negli ultimi due week-end ho partecipato alla seconda parte del corso per maestro di pattinaggio. Non mi é ben chiaro cosa ci faró con le conoscenze acquisite attraverso questo corso, ma l'evento in sé mi ha ridestato da una situazione stagnante. Ho rivisto persone conosciute questa primavera, mi sono divertito un sacco e ho avuto modo di capire alcune cose. In alcuni casi, non avendo ben chiaro in che direzione voglio andare, si rivela molto utile comprendere a quali direzioni non sono comunque interessato. O perché non fanno parte del mio modo di intendere le cose o perché appartengono a circostanze che non sono adattabili alla mia situazione personale. E' un lavoro sicuramente piú lungo e piú lento, ma andando per esclusione dovrei pervenire, prima o poi, ad un qualche risultato.
giovedì, novembre 10, 2005
Stavo riflettendo sul fatto che nell'ultimo mese ho praticamente eliminato l'uso dell'auto. Non la uso piú per scendere da m, non la uso piú per andare a lavorare o per recarmi agli allenamenti. E anche il pensiero di doverla utilizzare per qualche spostamento mi infastidisce. Uso i mezzi, metro in primis, e poi mi piace molto camminare. I tempi di percorrenza in diversi casi sono simili, ma mi evito lo stress non indifferente dello stare in coda nel traffico. Posso guardarmi in giro, leggere, curiosare tra la varia umanitá che mi circonda. E come per la televisione, che non guardo piú da quasi un anno, anche in questo caso mi sento sollevato da un peso fastidioso. Spogliato da una sorta di schiavitú. E mi rendo sempre piú conto di quanto questo mi faccia bene.
Lunedi sono riuscito a chiarire alcune cose con me stesso. Sono riuscito a chiarire alcune cose con e. Il tutto é partito da un riavvio del sistema. Si, proprio come sono abituato a fare con un macchinario. E' successo in metro. Probabilmente per un calo di pressione. Poi a questa causa fisica se ne possono attribuire molte altre di varia natura. Il fatto é che ho visto le mosche bianche e poi piú nulla. Pochi secondi dopo ero steso per terra che mi domandavo cosa stava succedendo. Un caritatevole (straniero) mi ha aiutato ad issarmi su un seggiolino, mentre una tenera signora, tutta agitata, mi ha offerto una caramella al caffé per aiutarmi a riprendere colore. Vari erano i pensieri che si accavallavano nella mente prima dell'accadimento. Successivamente, non ho assolutamente pensato di tornare a casa. Sono rimasto nel vagone della metro per recuperare il bandolo della matassa. Poi, a due fermate dal solito approdo, sono sceso. Passeggiando, con il freddo che mi svegliava, ho raggiunto il solito bar e ho fatto colazione. Poi tutto si é svolto come le altre mattine. Almeno a guardare da fuori. Ho cercato di capire il perché di tante cose. Ho cercato di stabilire alcuni punti fissi dai quali ripartire. Per il resto sono ancora in fase di elaborazione.
venerdì, novembre 04, 2005
Ho passato una piacevole serata con e e mi sembrava di aver trovato un po' di pace. Ma stamattina mi sono svegliato e tutti i pensieri grevi erano li ad aspettarmi. Sto finendo un libro che era rimasto in sospeso da tanto. Mi piace molto. In qualche maniera incontra il mio stato d'animo attuale. Nel fare le cose, nello svolgersi della giornata sembra di essere in due. C'é una parte di me che sembra un automa. Esegue i compiti assegnati per la giornata. Mi porta al lavoro in metro, fa colazione al bar, passa dal tornello per la timbratura, esegue diligentemente i compiti assegnati dal capo, torna a casa. Mi iscrive al corso istruttori, mi porta a pattinare, mi conduce in riviera a trovare mio figlio. Il tutto in maniera automatica, senza eccessivo entusiasmo. Come ad aspettare che la situazione torni alla normalitá. Come per tenermi il posto fino a che l'altra parte capisca cosa fare. Capisca che é inutile ogni resistenza. Capisca che bisogna tornare nei ranghi. Capisca che chi rompe paga. Capisca che il conto é ancora di là dall'essere saldato. E c'é l'altra parte. Che si dibatte come animale in trappola. Che non vede vie di fuga. Che non trova soluzioni che la soddisfino. Che ha il sangue avvelenato dalla rabbia. Che ha pensieri sanguinari. Che ha pensieri inutili. Che ha voglia di darci un taglio. E di queste due parti non ce n'é una che abbia il coraggio di farlo. Codardo di merda.
giovedì, novembre 03, 2005
Che cazzo ci sto a fare qui? E soprattutto cosa cambierebbe se non ci fossi piú? Direi niente. E questo si sa. Ma mi sento veramente male e sono veramente stanco. Come non mi era mai capitato. Cerco di pensare a cose positive, alle cose belle della vita, alle persone che amo e che mi amano. E nonostante questo ho voglia di sbattermi a terra e non rialzarmi piú. Qualcuno direbbe che se amassi veramente le persone che dico di amare, questo tipo di pensiero non dovrebbe presentarsi. Allora forse non amo veramente le persone che dico di amare. A cominciare da me stesso.
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Una nave in porto é al sicuro, ma non é per questo che é stata costruita ..
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