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martedì, marzo 22, 2005
Ho voglia di andare a Parigi per qualche giorno a pattinare in giro senza pensieri con i miei due amori. Ci porterei anche un'altra persona che tutto sommato ne avrebbe bisogno, ma diventerebbe troppo complicato. Ho voglia di viaggiare. Ho voglia di non dover sempre pensare ai soldi, per farmeli bastare, a non averne mai abbastanza, a vivere con angoscia la lettura dell'estratto conto. Ho voglia di seguire m piú da vicino, che mi sembra tanto che abbia bisogno di me. Come io di lui. Ho voglia di vivere il mio amore, di dividere con lei una casa, di poterle stare piú vicino, di non dover fare i pendolari per stare insieme. Aspetto fiducioso che queste cose si riescano a realizzare, che io le riesca a realizzare. Nel frattempo ho voglia di rugnare.
E' curioso come una determinata operazione, tipo l'emissione di un assegno circolare oppure l'accettazione di un'assicurata, che uno pensa di semplice realizzazione perché concettualmente abbastanza semplici - almeno per gli impiegati che la compiono - possa venire intesa in modi differenti a seconda della persona con la quale si parla. Per quanto riguarda l'emissione dell'assegno circolare dell'importo di 400 euro all'ordine di un'associazione francese, ín uno sportello bancario mi é stato detto che erano necessari 4/5 giorni lavorativi, passando per l'ufficio estero bofonchiando di problemi per il fatto che si trattava di euro francesi e non italiani. Questo per il fatto che l'assegno sarebbe stato incassato in Francia. In altri due sportelli bancari, al contrario, mi é stato detto che non c'era nessun tipo di problema ad emettere un assegno circolare con le caratteristiche richieste. In uno di questi due sportelli ho ottenuto il mio agognato assegno circolare nel giro di una decina di minuti, il tempo necessario per digitare i dati al computer e per stamparli sul relativo pezzo di carta. Per quanto riguarda l'assicurata, il simpatico impiegato mi ha blaterato di cera lacca o nastro adesivo con le mie impronte digitali sopra (?!?). Dopo una fila di mezz'ora e con una folla alle spalle con i marroni spappolati come i miei ho optato per una raccomandata con ricevuta di ritorno. Ma il desiderio di saltare dietro al bancone e sbattere con energia la testa dell'impiegato sulla scrivania mi é rimasto. Devo informarmi se da qualche parte ricercano degli spaccalegna a ore. Farebbe sicuramente bene al mio equilibrio psico-fisico e guadagnerei qualche soldino per i vizi :-)
lunedì, marzo 21, 2005
Anche questa volta ho portato i pattini e il portatile a fare un giro al mare. Non sono riuscito a dare una pulita a casa. Ho rimandato a tempo indeterminato tutta una serie di cose che vorrei fare nella casa in riviera. Sono stato in casa giusto il tempo per dormirci. Ma mi sono divertito un casino.
Ci sono giornate che cominciano bene e poi si rovinano in un modo che non riesci a capire. Una di queste giornate é stata venerdi. Giornata piacevole, per il fatto che era vernerdi e perché sul lavoro é filato tutto liscio. Il venerdí é una giornata che predispone gli animi di tutti al week-end. Al venerdi si é tutti piú cordiali, piú comprensivi gli uni verso gli altri, i problemi sembrano meno gravi, le soluzioni piú evidenti. Al venerdi esco prima. Venerdi scorso c'era una giornata da urlo. Sole caldo, cielo sereno, aria di primavera, voglia di stare fuori da quando spunta il sole a quando tramonta. Rientro in riviera senza tanti problemi. Traffico scorrevole, sonno cronico. Recupero m ed insieme passiamo a salutare n in negozio. Probabilmente n aveva le sue, fatto sta che mi tira un paio di risposte tese, stizzite. Incasso, la saluto. E mentre esco mi domando il perché sono passato a salutarla. Riguardando il tutto oggi, forse anch'io ero inverso. Forse ho colto sfumature che in realtá non esistevano. Arriviamo a casa e m sembra che abbia qualcosa da dirmi, ma non sembra intenzionato a dirmela. E' stanco, é stato tutto il giorno in giro con gli amici in bicicletta. Ma questo non mi sembra sufficiente a giustificare una sensazione di astio nei miei confronti che traspare dalle risposte che mi da. Abbiamo una breve discussione. Mi tocca fare l'autoritario e alzare la voce. Lui incassa e in un attimo va a dormire. Nel mio letto. Ed io, con il mio giramento di palle, me ne vado a dormire nel suo. Mi addormento malinconico con la speranza che in qualche modo la situazione si riesca ad appianare. E in effetti il sabato parte decisamente meglio. E la giornata trascorre in maniera stupenda anche se troppo velocemente. In serata riporto m da sua madre. E' contento. E anche io. Pensavo di fermarmi in riviera per andare a fare un giro sui pattini domenica mattina. Ma e sta tinteggiando casa ed io ho troppa voglia di vederla e di aiutarla. Decido quindi di raggiungerla per addormentarmi con lei e per aiutarla domenica con i vari lavori che ha da fare. Il viaggio verso milano trascorre veloce, il piede schiaccia l'acceleratore in maniera prepotente. Alle dieci sono sotto casa di e. Stupendo. ... to be continued ... mercoledì, marzo 16, 2005
Che caratteristiche dovrebbe avere una giornata ideale? Me lo sono chiesto questa mattina. Devo dire che questa mattina mi sono svegliato che mi sentivo davvero frollo. Ho un dolore lancinante alle gambe. In particolare ai quadricipiti. Ieri sera ho patito l'allenamento in modo particolare. Ho risentito della mega partita di domenica pomeriggio. Partita memorabile. Stupenda. Quasi tre ore a giocare a hockey senza badare a spese. Ci siamo ritrovati alle sei e mezza seduti a terra, in cerchio, a chiaccherare. Completamente distrutti. Ma le faccie che ho visto erano soddisfatte. Un momento meraviglioso. Stamattina. Frollo. Crollato la sera prima come un sacco. Barba e doccia. Che godere la doccia. Bollente e corroborante. La doccia calda é un ingrediente di una giornata ideale. Ancora piú bello sarebbe la doccia in compagnia. Tipo docce nei campeggi o docce in comune tipiche degli spogliatoi di alcune piscine e di alcuni impianti sportivi. Stesura del bucato, rimasto nella lavatrice la sera precedente. Perché sono svenuto prima che la lavatrice finisse. Colazione. Cazzeggio. Chiacchere con il socio che nel frattempo si é svegliato.
martedì, marzo 15, 2005
Fortunoso o fortuito? Indagheró. Domenica, intorno all'una .. una e mezza. Da un cassonetto dell'immondizia, sulla strada, spunta una bicicletta. Sono in auto con e e con m. Un trio che é tutto un programma. Guardo m e gli dico di aver visto una bici spuntare da un cassonetto. Sto proseguendo e nel frattempo penso che potrei fermarmi a raccogliere il cadavere. Ma continuo. Come ad attendere una conferma a questa mia stramba - neanche poi tanto - idea. Ed da m ricevo quello che aspettavo. Faccio il giro dell'isolato e mi fermo vicino al luogo del ritrovamento. Estraiamo una bicicletta, intera. Copertoni rovinati e sgonfi, ma per il resto funzionante. Sporca, unta ed abbandonata. Ha un manubrio di quelli corti. Da cittá. Che andavano una quindicina di anni fa, prima di essere soppiantati da quelli da passeggio delle city bike o da quelli dritti e piú larghi delle mtb. Il telaio potrebbe essere da corsa, la forcella é decisamente ricurva. Ed un particolare sopra a tutti mi colpisce. Ha i forcellini posteriori orizzontali. Ne potrebbe uscire una fixa. Sono entusiasta. Ed e me lo legge negli occhi. Ora parto da qui per completare l'opera e provare l'ebrezza della rotafixa. Perché é una cosa che mi affascina da parecchio. Davanti a quel cassonetto c'erano tre persone entusiaste. Una vedeva un gioiello guardando un rottame. Una vedeva un giocattolo in quel rottame. Ed una vedeva due bambini davanti ad un rottame e sembrava contenta nel guardarli. mercoledì, marzo 09, 2005
E' un periodo che con e le cose vanno meglio. Riesco a vederla piú spesso e di questo sono veramente contento. La cosa che mi manca e al tempo stesso mi spaventa é il fatto di non vivere insieme. Devo dire che il non dormire nello stesso letto é una cosa che mi manca tanto. Il dormire con lei, il poterla abbracciare, il sentire il suo respiro, lo svegliarmi trovandola al mio fianco sono cose che mi fanno sentire a casa. Non importa in quale posto io mi trovi. Ci sono momenti nei quali mi sembra di non avere una casa. Anche l'idea di tornare a chiavari non ha niente a che fare con il posto. Ci sono cose dure da torgliersi di dosso. Una di queste é ci sia bisogno di un posto di riferimento fisso. La propria patria, il proprio paesello, la propria casa. E nel corso del tempo mi sono reso conto che per quanto mi riguarda non é proprio cosí. Mentre scrivo queste righe mi rendo conto che ci si lega al posto piú per il fatto che in un determinato posto si trovano molte delle persone che si amano. Ma questo mi porta ad un'altra questione. Una questione che spesso torna alla ribalta e che non sono ancora riuscito a comprendere appieno. Perché da sempre io sono affascinato dallo spostarsi, dal viaggiare. E se in questi anni sono rimasto pressoché stanziale, ho continuato a sentire questa sorta di richiamo verso lo spostarsi. E' stato per questo che quando mi hanno proposto il lavoro a milano non ho esitato un momento ad accettare. Si é trattato di un primo passo verso lo spostamento. Un passo che purtroppo mette in ansia le persone che amo e che sono fortemente stanziali. E la mia scelta é stata accettata solamente perché si trattava di una questione di lavoro. Anche se m non ne é completamente convinto. Forse perché comincia a conoscermi. Questa pulsione per lo spostarsi si scontra con un'altra esigenza. Che ho sottovalutato nel corso di questi anni per una sorta di orgogliosa testardaggine. L'esigenza di spostarsi non da solo. ... to be continued ...
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Una nave in porto é al sicuro, ma non é per questo che é stata costruita ..
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